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B.P. diceva ........... "Una difficoltà non è più tale una volta che ne abbiate riso e l'abbiate affrontata"


B.P. diceva ........... "Abituati a vedere le cose anche dal punto di vista dell'altro..."


B.P. diceva ........... "Andiamo, non “vai”, se vuoi che un lavoro sia fatto..."


B.P. diceva ........... "Un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio"


B.P. diceva ........... "Sforzati sempre di vedere ciò che splende dietro le nuvole più nere..."


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Lavinaio

  

ORIGINI DEL TERRITORIO

DELLA CHIESA E DELLA

PARROCCHIA DI LAVINAIO  

Maria SS della SaletteIL TERRITORIO 

 

Notizie sulle origini del territorio di Lavinaio si hanno a partire dal 30 giugno 1329, data dell’eruzione del Monte Rosso. Un fiume di lava partendo dall'attuale sito fra le vie Salemi Pennisi e Provinciale di Monterosso Etneo, si fermò ad Acireale, dando origine a parte dell’attuale Timpa.  

Su questa colata lavica si formò, nel tempo, il "Bosco di Aci" che partendo dall'attuale territorio di Stazzo-Pozzillo, si estendeva per sei miglia di profondità e tre miglia di larghezza sino alle pendici del Monte Rosso.  

Il Bosco di Aci era diviso in 4 pertinenze: Palombare, Pisano, Montello e Lavinaro. 

Prima del 1500 era adibito a pascolo e serviva per rifugio di delinquenti e pirati; vi esisteva  qualche piccolo casolare  per il rifugio di pastori e contadini.  

Verso il 1500 vi si praticava l'allevamento del bestiame, l'industria del legno e la coltivazione della seta. 

Nel 1700, invece, parte del bosco risultò piantato a vigna ed alcune contrade divennero terre coltivate e produttive con insediamenti umani consistenti.  

Diverse eruzioni, dopo quella del 1329, minacciarono e attraversarono il Bosco di Aci (1580 - 1689 - 1829). 

LE ORIGINI DELLA CHIESA           

 

Notizie sul nucleo abitativo di Lavinaio si hanno a partire dal 1836.

 

In quel periodo per partecipare alle celebrazioni religiose si doveva fare circa un'ora di cammino a piedi per strade impervie e pericolose sino alla Chiesa Madre di Aci S. Antonio appartenente allora all'Arcidiocesi di Catania.  

            In quell'epoca era vivo tra gli abitanti di Lavinaio il desiderio di costruire una chiesa e l'entusiasmo era tanto alto che il colono Filippo Messina, uomo di antica fede, coltivò nel suo vigneto un castagno che doveva, in seguito, servire da trave principale (cummu) per la copertura della nuova chiesa.  

Nello stesso periodo, circa il 1837 il sacerdote don Pietro Paolo Amico  destinava un legato di 10 onze per la costruzione della chiesa tanto desiderata. 

Ma nonostante il grande desiderio la chiesa non si potè erigere perché nessuno volle dare il terreno dove essa doveva sorgere.            

In una "Storia pella erezione della Chiesa Maria SS, della Salette" scritta in versi con note storiche sugli eventi, dal sacerdote Giuseppe Raciti di Acireale (Catania 1879) l'autore così si esprime:  

Sparsi "ppr invidia 'ntra dda bona gent, i l'infami Satanassu lu vilenu, e a tutti stravisau li sentimenti"…  

Ma rimase impresso nel cuore di quella gente il desiderio di una chiesa nuova, “prova ne è”, continua il poeta-autore, “che in quel luogo la gente si riuniva a pregare con grande devozione e fervore …costruirono nello stesso luogo un altarino a S. Giovanni Battista e ogni anno con grande entusiasmo facevano le "luminarie" campestri.”    

 Nello stesso periodo, nel 1846, si verificavano le Apparizioni di La Salette in Francia, approvate come autentiche il 19 settembre 1851.  

Pochi sono stati quelli che sin dall’inizio hanno creduto di ritenere vera ed autentica l’Apparizione a La Salette.  

Tra i questi, vi fu il Cardinale Dusmet, arcivescovo di Catania, il quale ebbe un’enorme importanza per la storia della  Parrocchia di La vinaio. 

Questa devozione venne favorita nel nostro territorio dai sacerdoti don Francesco e don Gaetano Di Grazia che, nel loro Oratorio privato a Lavinaio, cercarono di provvedere al bene spirituale di quegli abitanti e, con i dovuti permessi delle autorità ecclesiastiche, ogni domenica e nei giorni festivi celebravano la S. Messa e spiegavano il Vangelo ad una gran folla di fedeli. 

Nel giugno del 1875 i coniugi don Giuseppe Pulvirenti e donna Francesca Motta, nipoti dei fratelli sacerdoti Francesco e Gaetano Di Grazia si  trasferirono a Lavinaio, nella casa dei loro zii, affinché il Pulvirenti guarisse da una malattia che aveva contratta; cosa che puntualmente quasi miracolosamente  avvenne.  

I coniugi Pulvirenti erano, a detta del Raciti, sposi esemplari e di profonda pietà e lo dimostra il fatto che dedicavano parecchio del loro tempo all’istruzione religiosa della popolazione, soprattutto dei ragazzi e dei giovani, suscitando in tutti interesse ed entusiasmo! 

La cosa arrivò alle orecchie del Vescovo della Diocesi che, nel frattempo era stata istituita ad Acireale (1848 -1872), Mons. Gerlando Maria Genuardi, il quale volle verificare di persona il fatto.  

Recatosi nella Chiesa Madre di Aci S. Antonio, amministrò ai ragazzi e alle ragazze di Lavinaio il Sacramento della Cresima e si dilettò di interrogarli sulle “cose di Dio”.  

Si complimentò con i Pulvirenti, che per l'occasione avevano fatto da padrino e da madrina ai cresimandi, di quanto avevano, egregiamente, realizzato e premiò addirittura in modo speciale tutti quei ragazzi.  

"Fu quella una scintilla che valse a destare un grande incendio" si legge nel citato manoscritto. Il fatto risvegliò di nuovo il desiderio di erigere la Chiesa.  

Ricominciarono di nuovo le difficoltà e le discussioni sull’opportunità e sul luogo della costruzione. 

I ricchi signori, che in quei dintorni erano soliti passare la villeggiatura, non presero a cuore la cosa e la condizione assai misera degli abitanti,purtroppo, non permetteva di affrontare la spesa. 

Ma era volere di Dio e della Vergine Santa  che la chiesa si dovesse erigere!  

Nessuna difficoltà potè ostacolare tale vivo desiderio al punto che nel breve tempo di appena nove anni arrivava sì copiosa provvidenza che la nuova chiesa sorgeva "ridente nei vergini campi del Lavinaio bella come una perla" .

  La prima difficoltà fu quella della scelta del luogo: ciascuno l'avrebbe voluta presso la sua casa, nessuno però volle dare gratuitamente il terreno! Tale difficoltà fu superata dalla generosità dei fratelli sacerdoti Di Grazia che, prima esitanti per la mancanza di mezzi, poi si ritennero fortunati di poter offrire il terreno per la costruzione nella loro proprietà.  

A circa un quarto di miglio da dove attualmente si trova la Chiesa, era sorto nel frattempo un luogo di preghiera all'aperto, dove si erano prese le misure della possibile futura struttura ecclesiale e dove era stata affissa ad un albero anche un’immagine della Vergine SS. (probabilmente la Madonna della Salette,  devozione caldeggiata allora dal card. Dusmet).  

Alle due di notte del 22 ottobre 1875, venendo valutata l'inadeguatezza del luogo, l'immagine della Vergine veniva prelevata e portata, "con lanterne e accendendo razzi" nell'attuale sito dove si trovava anche il "buco" con l'immagine di S. Giovanni Battista, luogo in cui i ragazzi della cresima, preparati dai Pulvirenti, avevano cominciato a costruire un "altarello". 

La mattina del 22 ottobre 1875, domenica, "uomini e donne dopo udita la S. Messa nell'oratorio privato…senza prevenzione alcuna, muniti di pali e mazze, in processione, cantando glorie a Maria, corsero a diroccare il muro…". L'entusiasmo era indescrivibile e quel giorno segnò la data d’inizio della costruzione della nuova chiesa a Lavinaio!  

Ad evitare polemiche, il provicario della parrocchia di Aci S. Antonio don Francesco Di Grazia e il cappellano don Lucio Puglisi, invocando prima la protezione della Vergine SS., avevano estratto a sorte, per mezzo di un innocente ragazzo, il luogo dove doveva sorgere l'altarino di S. Giovanni Battista.  

Quella mattina, la scelta venne confermata per cui, immediatamente, venne descritta sul terreno l'ampiezza e la forma della futura chiesa e dei locali parrocchiali.  

"Maria l'avia di ncelu risulvutu - La chiesa la vulia 'ntra ddu locali - e ddà surgiu pirchì accussì ha vulutu!    

Si formarono allora delle Commissioni per raccogliere delle somm. Si “questuò” in Aci S. Antonio, Acicatena, Viagrande,Trecastagni, Pedara, Acireale e perfino in Catania!  

Si distinsero per l'impegno fra gli altri, oltre i sacerdoti Di Grazia e nipoti Pulvirenti e Motta, l'avv. Don Giuseppe Pulvirenti, don Filadelfo Amico, tesoriere, Giovanni Gambino, don Alfio D'Agostino, don Vincenzo Arcidiacono Pianta…  

Una menzione particolare merita donna Agata Vasta di Acireale che, "vedendo sorgere quasi per incanto la chiesa novella che è vicina ad un suo vigneto spontaneamente offerse onze 200 (£2.550) per costituirvi una rendita per celebrazioni di Messe".  

Un altro gradito dono si è avuto in occasione del 50° anniversario di Episcopato di Papa Pio IX che si e' degnato di inviare come segno di incoraggiamento a queste popolazioni per la costruzione della nuova chiesa nell'agosto del 1877, attraverso il Vescovo della nuova Diocesi, Mons. Gerlando Maria Genuardi,  un calice d'argento di fine fattura regalatogli dai diocesani di Bourges in Francia.  

Un’ iscrizione al piede dello stesso ricorda ancora la prestigiosa donazione!  

Benché tutta la popolazione si prodigasse per reperire fondi attraverso tutte le possibilita' allora offerte (questue con coppo e piangia, raccolte di vino, mosto, legumi, pollame e con molta mano d'opera gratuita quando non si poteva fare altrimenti) si faceva fatica a completare l'opera. 

Ma la Provvidenza non si fece attendere perche' don Sebastiano Cavalli e don Giuseppe Pulvirenti, con l'appoggio del  Sindaco Cavaliere don Vincenzo Puglisi, ottennero la protezione del sub economo cav. Agostino Maiorana e si  giunse così ad avere  dal Governo una sovvenzione di £1.500 indue contribuzioni (1 febbraio 1877 e 30 settembre 1878).  

Era  l'intervento risolutivo: nell'ottobre del 1878 il giorno della festa della Madonna, tra la commozione di tutti, il sac. don Gaetano Di Grazia benedisse e pose nelle fondamenta la prima pietra.  

 Nell'ottobre del 1880 restava da completare solo il tetto; nel 1883 si posero le catene antisismiche e i fratelli sacerdoti Di Grazia cedendo "alla dolce violenza dei poveri coloni di Lavinaio  ormai economicamente esausti anticiparono di propria borsa il denaro sufficiente per poter aprire al pubblico la chiesa tanto bramata" .  

Ed eccoci alla data tanto sospirata, il 24 settembre 1884!  

"Il provicario don Francesco Di Grazia, assistito da parecchi sacerdoti e chierici, in mezzo a gran concorso di popolo solennemente la benedisse e vi celebrò la prima Messa.  

Prima che si facesse l'incruento sacrificio il dodicenne chierico Giovanni Pulvirenti  (poi Vescovo di Anglona e Tursi prima e di Cefalu' poi) vi fece un discorsetto di occasione che destò molto entusiasmo e commozione.  

La Chiesa fu intitolata a Maria SS. De La Salette, poiché  la costruzione avvenne nel periodo del riconoscimento ufficiale  delle Apparizioni del 19/09/1846 ai due pastorelli, Francesco e Melania. All’epoca,  come detto, non esisteva la Diocesi di Acireale, di cui fa parte oggi Lavinaio. 

Fu proprio il Vescovo di Catania del tempo, il Cardinale Dusmet ad  incoraggiare il nuovo titolo per la Chiesa  di Lavinaio a Maria SS.De La Salette.  

Difatti, come accennato, il card. Dusmet fu uno dei primi a credere alla veridicità e all'importanza di queste Apparizioni, intitolando la nuova Chiesa alla Madonna de La Salette. 

 L'Arcivescovo di Catania si fece apostolo del messaggio della Bella Signora in lacrime per il destino dei suoi figli.  

Inoltre, il Cardinale Dusmet intitolò anche un’altra Chiesa alla Madonna De La Salette, che ancora  oggi si trova in via De La Salette a Catania nei dintorni della conosciuta via Plebiscito.  

IL PERIODO DAL  1884 AL 1921  

Probabilmente, in questo periodo la gestione della Chiesa fu curata dalla famiglia Pulvirenti e dai loro eredi,  sotto la guida pastorale del parroco della Chiesa Madre di Aci S. Antonio.I Pulvirenti provvederono, attraverso i loro parenti sacerdoti, al culto e all’istruzione religiosa della popolazione.  

E' del 17 novembre 1918 un "foglio lume" di S. Ecc. Mons. Giovanni Pulvirenti, Vescovo di Anglona e Tursi e poi Vescovo di Cefalù, dove si parla di un debito del 31 ottobre 1892 di £ 167,06 della Chiesa verso la fam. Di Grazia e i suoi eredi, soddisfatto completamente in data 16 novembre 1918.  

Da qualche anno e’ stata ripristinata una lapide marmorea accanto  all'altare del S. Cuore che Mons. Pulvirenti aveva fatto costruire sul lato destro inferiore della Chiesa vicino al fonte battesimale.  

LE ORIGINI DELLA PARROCCHIA E I SUOI PARROCI            

La data della erezione canonica della Parrocchia di Lavinaio, sotto il titolo “Maria SS. della Salette” risulta quella ( 19 dicembre 1921) della costituzione di ben 42 parrocchie da parte del  3° Vescovo di Acireale Mons. Salvatore Bella, oriundo di Acicatena.        

E' stata riconosciuta civilmente con regio decreto del 19 ottobre 1923 e ottenne personalità giuridica il 23 maggio 1956, come risulta dai documenti dell'Archivio Parrocchiale.  

Il territorio parrocchiale     

Originariamente il territorio della nuova parrocchia di Lavinaio si estendeva da Monterosso,costeggiando il torrente Lavinaio sino a Piano S. Giovanni al confine con il Comune di Acicatena, a nord sino  al confine con Piano D'Api, Fiandaca e Pennisi.            

Nel Luglio del 1934 venne costituita la Vicaria Curata Autonoma di S. Antonio di Padova in Monterosso Etneo, divenuta poi parrocchia il 10 dicembre 1948 e tutta la parte nord del  territorio di Lavinaio dovette essere ceduta per la sua costituzione.        

Il 3 agosto 1948 fu la volta della costituzione della parrocchia di S. Maria La Stella  che assorbì tutta la zona sud- est del territorio. Vennero  così delineati, definitivamente, gli attuali confini del territorio della Parrocchia di Lavinaio.  

 La cronologia dei Parroci   

La  Parrocchia Maria SS. De La Salette fu, canonicamente istituita, come detto, il 19 dicembre 1921.  

Il primo Parroco fu il sac. Chiarenza Alfio, nativo di Aci San Filippo, il quale fu parroco della Parrocchia di Lavinaio fino al 1931.  

Dal 1931 al 1939 gli succedette il sac. Barbagallo Alfio nativo di Aci Sant’Antonio.

Dal 1939 al 1942 fu parroco il sac. Barbagallo Giuseppe, nativo di Milo, il quale si distinse per le sue doti musicali.  

In questo periodo avvennero: la demolizione e la ricostruzione del campanile nel 1932; la posa dei parafulmini nel 1933; la posa del pubblico orologio nel 1934;  la pavimentazione della chiesa nel 1938.  

Durante il periodo della guerra (1942 - 1945)  non ci fu un parroco stabile. Lavinaio fu seguita da un vicario, il sac. Leonardi Gaetano, il cui compito era solo quello di celebrare la Santa Messa, domenicale e festiva, e di amministrare  i Sacramenti.  

Dal 1945 al 6 dicembre 2002 parroco della Parrocchia di Lavinaio è stato Padre Sciuto Stefano, come familiarmente veniva chiamato da tutti gli amici e conoscenti!  

Padre Sciuto era nativo di Aci Bonaccorsi.  

Il 13/06/1945 venne nominato da S. Ecc. Mons. Salvatore Russo, Vescovo di Acireale , Parroco di Lavinaio ed il 24/06/1945, nel giorno della festa di San Giovanni Battista,  celebrò la sua prima Messa a Lavinaio.  

 Tanto amato e venerato dai suoi parrocchiani, ricordato come un uomo molto deciso e risoluto sulle proprie convinzioni, amante ed anche un po’ geloso del rispetto delle Tradizioni, fu molto devoto della Madonna e appassionato pastore  delle persone che lo accostavano.  

E’stato il padre e l’anima della crescita sociale e spirituale di Lavinaio, impegnato in prima persona e sempre orgoglioso di ogni progresso della sua comunità.  

Negli anni “50 e’ stato protagonista della rinascita del suo territorio dopo lo sfacelo della guerra pretendendo per la sua Lavinaio le strade, la piazza, e le scuole.  

 La scuola materna, la scuola media e l’ufficio postale che ha voluti fortemente li ha addirittura  ospitati nei locali parrocchiali e  sono creatura  del suo intuito proiettato nel futuro tanto da aver lasciato ampi spazi adatti alle mutate condizioni dovute all’incremento edilizio e abitativo della frazione di questi ultimi anni.  

Anche se deciso nel tratto si addolciva alla vista dei bambini e dei ragazzi della sua Parrocchia, per i quali ha cercato di dare e fare sempre il meglio! Ne sono esempio gli ampi spazi ricreativi della parrocchia.  

E' stato nominato Monsignore nel 2001 da sua Eccellenza Mons. Salvatore Gristina, allora Vescovo di Acireale.

Il Signore lo ha chiamato a sé il 6 dicembre 2002, dopo 57 anni di presenza attiva e generosa nella “ SUA” Lavinaio!  

DAL   2002……  

Nel febbraio 2003, dopo alcuni mesi di sede vacante,  venivano eletti parroci in solidum delle Parrocchie di Lavinaio, Monterosso e Piano d’Api i sacerdoti don Giuseppe Arcidiacono e don  Marco Catalano che hanno retto le parrocchie fino al Settembre 2004.  

Nel settembre2004 inseguito alle dimissioni di don Giuseppe Arcidiacono da parroco- moderatore delle tre parrocchie lo stesso veniva eletto parroco delle parrocchie di Lavinaio e Monterosso per la durata di nove anni.